
Quanto ti ho pensato, mentre la pioggia scendeva fine e fitta a bagnare i miei stivali di pelle, i marciapiedi, le strade grigie.
Ho passeggiato con l’ombrello nero dove il colore infausto del cielo confondeva i suoi tratti del mio incedere greve, del mio danzare sopra le mani della pioggia.
Dentro mormoravo a me stessa, a bassa voce, che non è pazzia rompere i gusci delle apparenze, che non è pazzia apparire se stessi, credere nella gente, volersi bene per quelli che siamo e non morire ogni giorno di più.
Così ho udito la tua voce confusa nella moltitudine. Cantavi, lieve e intonato, cantavi per te stesso ed un po’ per me e la mia smania di averti appresso.
Quanto ti ho amato mentre la pioggia ha scrosciato applausi al mio passare mesto. Ho sentito violento e possessivo il mio amore arrivare fin sotto la pelle, quando invece volevo almeno per un paio d’ore libero il passaggio, per non soffrire, per non invocare, per non dovermi stancare di questo stare bene che poi se non ce l’hai a tratti fa stare più male.
Lasciami perdere ti dicevo, comunque se ne parli sei talmente dentro nel profondo che non capisco più dove inizi tu e finisco io.
Lasciami stare, intanto nessuno potrà evitarlo, sei dentro senza preavviso e prima di andartene hai buttato le chiavi con l’intero mazzo.
Lasciami stare, lo sai d’essere arrivato sin qui e che sei in un luogo che non conosce partenze. Mai più mi dovrai cercare.
Lasciami prendere tutta questa pioggia, oggi mi devo solo lavare.
Ho passeggiato piano con l’ombrello nero aperto verso il cielo; a tratti ho stupidamente messo i piedi in pozze d’acqua sporca evitando comunque di lasciarci le mie radici. Ho vagabondato sempre a testa alta e teso la mano dove pensavo che il vento potesse strapazzarti, dove pensavo di ripararti.
Dentro mormoravo a me stessa, a voce alta, che l’aria pareva di carta, che tutto sembrava un gran mercato, che quanto venduto non sembrava appena comperato. Che in alcuni quartieri della mia città vivono caste d’imbecilli, che luci psichedeliche di una giostra possono farti sembrare d’oro anche una strada fredda e morta.
Così ho vagato per ore udendo nelle orecchie, tra i suoni metallici, la tua voce, che non ha mai smesso di cantare, non ha mai cessato di cercare la mia compagnia quasi io per te fossi un dolce e sconosciuto amore da ammaliare.
Sul finire sono ritornata sui miei passi lasciando ai bimbi la loro allegria, lasciando alle giostre le luci sintetiche di un ingannevole sapore di malinconia.
Sola come sono nata son rientrata. Ho chiuso l’ombrello ed ho lasciato che la pioggia mi lavasse dai riflessi del cielo grigio, dai veli di brina scambiati per chicchi di zucchero a velo, dalle foglie gialle che si staccano dai rami, dal giorno che si scompone e lascia faticare sorella sera. Ho lasciato che la pioggia bagnasse le mie spalle e andando nel freddo pungente ho guardato dritta in viso l’altra gente. Nei loro occhi ho veduto solo fantocci imbambolati, amori persi, destini spezzati.
Nel freddo deciso ho sentito Novembre palpitare leggero, penetrare sotto il mio cappotto come sotto al muschio nel parco dietro alla chiesa e l’ho percepito scendere lieve e posarsi sulla mia testa come fosse la corteccia di un vecchio pino.
Fintanto che la pioggia ha continuato la sua discesa dritta e fredda a gelare la mia tristezza, ho camminato verso a casa con l’amara sensazione di aver lasciato la mia infanzia dentro il carro di una giostra e di aver attraversato nuda come una mosca superstite la nostalgia dei ricordi.
Se avessi avuto il coraggio di osare sarei salita sul carosello colorato chiedendo al burattinaio senza scrupoli di restituirmi gli anni perduti.
Se fossi riuscita a non piangere per la nostalgia della bimba che son stata avrei sorriso per San Martino, le fiaccole ai balconi, i saltimbanchi, le baraonde ed i carrozzoni.
Se non fossi la donna che sono non mi sarei rivista, complice la malinconia, bimba tra le braccia della mia amata madre a sorridere alle luci della festa nella via.
Se non fossi io non sarei ora seduta nel buio della notte a sussurar parole pacate, a schiuder ricordi che profumano ancora, ad intrecciare emozioni nei rami dell'anima.
Se non fossi io....














